LA PALMA | Coclite
LA PALMA | Coclite
AudioRecords
Genere musicale: JAZZ
Disponibile
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SKU:ARJL001CD
LA PALMA
Massimiliano Coclite, Live Jazz #1
Disponibile in: CD, File HD (wav), File CD (flac)
Track list
01 - Stiletto - 8’: 17” - Billy Joel
02 - Only a Dream in Rio - 6’: 50” - James Taylor
03 - De Do Do Do, De Da Da Da - 6’: 11” - Gordon Sumner,
Stewart Copeland & Andy Summers
04 - Cores de Manha - 9’: 11” - Alessia Martegiani (ed. TechniPress Ed. Mus.)
05 - Thriller - 9’: 27” - Michael Jackson
06 - Africa - 8’: 23” - Jeff Porcaro
07 - Nightwalker - 7’: 37” - Gino Vannelli
08 - Careless Whisper - 7’: 44” - George Michael, Andrew Ridgeley
09 - Just the Way You Are - 5’: 54” - Billy Joel
10 - Superstition - 8’: 02” - Stevie Wonder
11 - Roof Garden (bonus Trk)
Note
Due splendide serate di primavera a Roma, tra un cielo di stelle ed un buon rosso dei Castelli. Un gruppo di amici si preparano ad un evento musicale in compagnia di un pubblico attento, in uno dei più bei ritrovi Jazz della Città Eterna. Sono musicisti di grande spessore, ognuno di loro è impegnato dalla propria musica, dalla propria vita artistica. Riescono a suonare tutti insieme troppe poche volte ma, puntualmente, riescono a far godere del brivido di un’esecuzione forte e memorabile.
Discretamente, AudioRecords è lì con loro. La serata, come quella successiva, sarà registrata e sarà, ancora una volta, una sfida. Che però non spaventa questi musicisti ma li stimola. A fare meglio, a dare di più. Hanno già inciso per questa etichetta e sanno perfettamente che non saranno effettuati tagli, rattoppi e altre operazione di editing. La musica fluirà dal loro cuore e sarà il loro cuore ad essere ripreso e “fermato” su questo disco. E non sarà certo una nota fuori posto a spaventarci, anzi, sarà proprio questo il segno che il cuore, a volte, palpita forte anche “fuori ritmo” ed è “vero” proprio per questo.
Della serata a La Palma, AudioRecords e Stefano Isola hanno cercato di cogliere il “suono” dell’insieme. Del locale, del palco. Senza introdurre artifici, senza interventi destinati a renderlo per forza più “bello”, cercando solo di fermare, in un disco, un evento, un suono. Non il miglior suono possibile, come molti continuano a proporre persino nei dischi live, ma “quel” suono, quello che si ascoltava a La Palma, a Roma, in quelle due sere di aprile. E quello stage, proprio quello, con i musicisti che sudavano, suonavano, creavano.
Accanto ad AudioRecords, la presenza amica di Alpine Italia. Hanno voluto fortemente questo evento. L’hanno atteso e seguito. L’hanno saputo “vedere” attraverso le mie parole ed hanno condiviso il mio entusiasmo. Hanno permesso che un sogno si realizzasse, che il gruppo di amici accogliesse altri amici. Che la serata si arricchisse di altri grandi musicisti, di una chitarra, a completare i “suoni”, di due voci, diverse per genere ma entrambe eccellenti, per qualità, certo, ma soprattutto per il “cuore”. Condividendo le scelte tecniche ed artistiche. Condividendo l’aria frizzante di Roma e la grande passione per la buona musica, quella “vera”, anche nei dischi.
“La Palma” è un disco magico. Non ci sono solo note. Non c’è solo l’ambiente. C’è la musica, quella fatta con il cuore, tutta per voi, grazie a Massimiliano, a Stefano e ad Alpine.
Buon ascolto.
Rocco Patriarca
LO STAGE
Non è difficile immaginare qual è la richiesta di chi ascolta una registrazione di un evento sonoro, seppure complesso come questo, su un impianto di riferimento. Oltre alla timbrica della sala e degli strumenti, alla dinamica dell’incisione, alla capacità dell’impianto di seguire le singole evoluzioni degli strumentisti nei loro passaggi attraverso l’incedere delle strutture musicali e, al tempo stesso, la capacità di coesione dei diversi messaggi sonori.
I più scaltri, però, cercano qualcos’altro. Vogliono il palco, la sensazione dell’evento sonoro che si sviluppa davanti ai propri occhi e che risuona, così come nella sala da concerto, intorno a sé. È quello che noi appassionati cerchiamo da sempre in molti dischi “di riferimento”, dove una indicazione, una nota di chi era presente al momento dell’incisione, ci possa far ricostruire, almeno mentalmente, la disposizione degli strumentisti sul palcoscenico. Grazie ad AudioRecords, però, questa ricerca non è più necessaria. Lo stage di questo concerto è davanti ai vostri occhi, non solo in uno schema da cui trarre le “impronte” degli strumenti sul palcoscenico, ma addirittura fotografato, per dimostrare la volontà di rendere tutti partecipi dell’evento. Il pianoforte del Maestro Massimiliano Coclite è posizionato alla sinistra dello stage. In realtà l’avremmo voluto in una posizione diversa ma non abbiamo potuto spostarlo se non a costo di una lunga e difficoltosa sessione di accordatura. La sua coda si spinge verso il centro dello stage e la voce di Massimiliano è inevitabilmente nella zona della tastiera, nella parte sinistra del palcoscenico. Al centro-destra, verso il fondo, la batteria del grande Marcello Di Leonardo fa da riferimento. A causa della distanza, la batteria è molto “grande” nella ripresa e talvolta si sovrappone alle percussioni di Bruno Marcozzi, poste appena alla sua destra. Tra la batteria ed il piano, sempre nella zona posteriore del palco, il contrabbasso di Luca Bulgarelli, forse un po’ sacrificato nell’insieme. I due fiati sono rispettivamente al centrodestra e al centrosinistra della scena sonora. Naturalmente la focalizzazione avviene sui microfoni, a cui fanno riferimento i diversi strumenti suonati a sinistra, rispetto al centro del palco, da Fabrizio Mandolini (sassofoni) e a destra, sempre rispetto al centro del palco, da Fabrizio Bosso (tromba e flicorno).
I due cantanti ospiti hanno trovato la loro naturale posizione di “front” e si sono posizionati al centro pieno della scena. I due brani da loro interpretati, dunque, possono fare da riferimento per la messa a punto del centro della scena sonora riprodotta. Le chitarre di Mauro De Federicis hanno trovato posto all’estrema destra del palco, in contrapposizione al pianoforte, posizionato a sinistra. Come in ogni incisione “vera”, la sala ha avuto il suo ruolo determinante anche a causa dell’amplificazione presente che, seppur di ottima qualità, ha influito sull’equilibrio complessivo offrendo quel senso di “live” che traspare in ogni nota di questo disco.
TECNICHE DI RIPRESA
La registrazione di un concerto live rispetto ad una ripresa in studio pone delle difficoltà obiettive, legate in modo particolare alle incognite date dall’imprevedibilità degli eventi. L’andamento dell’esibizione segue un suo percorso vincolato dalle esigenze dello spettacolo, non può essere controllato ma al contrario ai suoi ritmi bisogna prontamente adattarsi. Come controparte permette di ottenere dei risultati unici relativamente alla sonorità, all’impatto dinamico e alla spontaneità dell’esecuzione. Tra tutte le esperienze in cui un fonico si può cimentare questa è sicuramente la più esaltante proprio per l’unicità e la freschezza del materiale con cui si confronta: è il motivo fondamentale per cui noi insistiamo ancora una volta e con entusiasmo nell’adottare tale formula. In funzione di tutto ciò e per riproporre un’acustica ambientale naturale, abbiamo sviluppato un sistema di ripresa (già utilizzato con successo nelle nostre precedenti produzioni) che ha confermato anche in questo caso tutte le sue doti. Contempla una configurazione ibrida basa- ta su un sistema di ripresa stereo unito ad una serie di microfonazioni dirette sui singoli strumenti con l’uso di linee di ritardo.
Il sistema di ripresa stereofonica utilizzato può essere considerato di tipo semi-binaurale dal momento che impiega un disco Jecklin come testa artificiale, ed è caratterizzato da una ricostruzione dell’immagine acustica dell’ambiente molto fedele e da una linearità e un’estensione verso i bassi fuori dal comune. Il risultato è un sound dalla compattezza e coerenza unica che mantiene tutto l’impatto originario di un’esecuzione dal vivo, rumori ambientali compresi: alcuni degli apparenti disequilibri in realtà connotano l’esecuzione dando quella emozione in più che tale evento trasmette. Dal punto di vista tecnico la filosofia è quella di utilizzare apparecchiature d’indubbia qualità in una configurazione minimale. Abbiamo utilizzato ancora una volta una coppia di Octamic della RME, preamplificatori microfonici a otto canali con interfaccia digitale integrata 96 kHz 24-bit, che ci hanno permesso di avere una qualità elevata e una connessione diretta sul PC attraverso collegamenti digitali ottici di tipo ADAT.
La scheda di ricezione del segnale digitale installata sul computer è sempre una RME di tipo Hammerfall 96/52 PCI, mentre il software di registrazione e missaggio è l’ormai collaudato Nuendo della Steinberg, irrinunciabile per la sua versatilità e qualità audio.
Stefano Isola
I MICROFONI
Ho sempre avuto la convinzione che per riprendere un evento sonoro contino molto alcune capacità di chi registra: una conoscenza profonda della corretta collocazione dei trasduttori e l’abi-lità nell’utilizzare il “materiale” tecnico a disposizione sfruttandone “pregi” e apparenti “difetti”. Quello di vantare l’impiego di marchi blasonati o segnalare unicamente i modelli utilizzati è un criterio che dà una indicazione molto relativa di come effettivamente si è riusciti a raggiungere i risultati che sono sul disco. È chiaro quindi che considero la microfonazione un momento di fondamentale importanza per la ripresa e cercherò quindi in queste poche righe di dare almeno le indicazioni più significative sui criteri seguiti. Iniziamo con la coppia che forma la configurazione stereo di base: si tratta di due microfoni a condensatore a largo diaframma della SE Electronics modello Z3300. Sono stati scelti (solitamente si usano modelli a diaframma piccolo) per la sensibilità, l’estensione sui bassi e la leggera enfasi sugli acuti, caratteristiche che permettono di ricostruire nel dettaglio l’immagine ambientale. Per la tromba abbiamo preferito un meno consueto microfono a nastro della Oktava, il modello ML-52; tale tipologia di trasduttore ha il pregio di sopportare una elevata pressione sonora, di avere una certa “scurezza” timbrica e una compressione naturale, caratteristiche che ben si adattano alla ripresa di strumenti brillanti e dinamici come i fiati. Sulla batteria una coppia selezionata di Rode NT5 in configurazione stereo X-Y, in questo caso molto efficaci in quanto più dettagliati e meno sensibili di equivalenti trasduttori a condensatore, mentre per il pianoforte due classici AKG C 414 B-XLS in stereo distanziato. Per quanto riguarda le voci abbiamo optato per il Neumann KMS 104 che unisce qualità a praticità, doti indispensabili per una ripresa live. Sulle percussioni una coppia di SE Electronics SE 3, sempre in configurazione stereo X-Y.
Stefano Isola
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